articolo
Cesena (visualizza l'articolo originale)

silvia

La storia Silvia, tre anni, colpita da un'encefalite,si stava spegnendo. Ma grazie alle mani di Tina ora può sorridere E la bambola ritornò a vivere.

"Dov'è Silvia, perché non viene a scuola?" chiedevano con insistenza i bimbi dell'asilo nido. E le maestre a spiegare che Silvia era malata, ma che presto sarebbe tornata a giocare con loro. Ma quando, dopo diversi mesi, questo è finalmente successo, Silvia non era più quella di prima. La sua allegria, la sua vitalità, le sue corse spensierate... tutto svanito. Quella loro amica si era trasformata in una bambola di pezza, sempre bella, ma senza vita, con le braccia e le gambe a ciondoloni e la testina inanellata di capelli biondi reclinata da un lato. Un giorno di aprile di un anno fa, la piccola, che non ha ancora compiuto i tre anni, ha presentato febbre e stato di sonnolenza, ma non era una semplice influenza come i genitori speravano fosse: encefalite erpetica è stata la diagnosi dei pediatri dell'ospedale di Rimini dove è stata ricoverata. Un virus vigliacco e subdolo che si è impadronito della bambina approfittando di un banale calo delle sue difese immunitarie. Da quel momento è stata sottoposta ad ogni genere di indagini cliniche, a terapie farmacologiche e ripetuti ricoveri in pediatria - neuro del S. Orsola di Bologna, tanto che oggi la sua cartella è un corposo dossier che registra il suo stato di salute con peggioramenti e riprese, ma che non dice delle sofferenze e della paura di una bimba così piccola che pareva avere perso il contatto col mondo e addirittura buona parte della capacità visiva. Ma piano piano, Silvia sta tornando alla vita, rispetto alla relazione clinica dell'agosto '98 che parla di " motricità parassita che rende problematico l'approccio riabilitativo" la bambina è sensibilmente migliorata, cammina se tenuta per mano, mantiene la postura del capo che prima non riusciva neppure a ruotare, controlla il tronco e riesce a stare seduta e, anche se persiste l'emiparesi destra, il linguaggio è migliorato, cosi come l' interazione con l'ambiente esterno. I genitori di Silvia, un disegnatore progettista e una commessa e la sorella di 9 anni, che si dedicano anima e corpo al recupero della bimba, e che hanno attrezzato a palestra una stanza di casa, attribuiscono tali progressi a un metodo riabilitativo che è anche una filosofia basata sulla concezione delle risorse inesauribili del sistema nervoso; il metodo Feldenkrais. dal nome del ricercatore russo docente di Scienza alla Sorbona di Parigi, scomparso nel 1984, che sperimentò tale metodo su di sé in seguito a un incidente che gli paralizzò un ginocchio. Insegnante di tale metodo e "terapista" di Silvia è Tina Broccoli, che vive a Strigara di Sogliano al Rubicone. Anch'ella. anni fa, vittima di un incidente stradale si è accostata al metodo in maniera scientifica. Dopo vari anni di insegnamento di matematica e scienze alle scuole superiori di Varese, è tornata convinta della validità di tale disciplina corporea. Non una "guaritrice" dunque, ma una persona convinta della validità di tale disciplina corporea individualizzata che stimola a trovare in se stessi la capacità di mandare messaggi positivi al corpo. Assistiamo a una lezione con paziente la stessa Silvia. L'ambiente è quello casalingo di Tina Broccoli, un soggiorno un po' naif con moquette verde erba pieno di peluches, souvenir di viaggio, bambole e giochi colorati. Tina rispetta i tempi di ambientamento di Silvia che sa già di doversi togliere le scarpe e calzini. Il lettino per le sedute è camuffato da una copertura a fiori. Silvia se ne va in giro per casa, mentre la cagnolina Lillà la segue scodinzolando. La bambina sale sul lettino e Tina la manipola, stende i suoi arti e invita Silvia ad afferrare una palla di pezza con la mano destra, quella più offesa dalla malattia. Quando Silvia dà segni di insofferenza Tina si ferma, ma è poi la bambina ad eseguire spontaneamente alcuni esercizi. "Io ero scettico - racconta il papà di Silvia -, ma come S. Tommaso ho creduto quando alla prima seduta, anzi dopo un quarto d'ora Silvia ha cominciato a ruotare il capo, movimento che non faceva assolutamente". "Non conosco precisamente il metodo Feldenkrais - ammette il primario della pediatria -neuro del S. Orsola professor Emilio Franzoni, tuttavia la bambina ha fatto notevoli miglioramenti. La piccola paziente continua a fare anche fisioterapia presso i servizi territoriali, inoltre vive in un ambiente affettivamente coinvolgente e i genitori dimostrano una volontà di recuperarla fuori dal comune e la bimba si dimostra particolarmente ricettiva".

[Raffaella Candoli]